Quando tuo figlio adolescente si fa male: come davvero aiutarlo
Sarah, 16 anni, nasconde accuratamente i suoi avambracci sotto maniche lunghe, anche in piena estate. Un giorno i suoi genitori scoprono i segni che si infligge da mesi. Lo shock è immenso. Come è possibile che sua figlia, così brillante a scuola, sia arrivata a questo? Cosa fare di fronte a questa scoperta straziante?
Questa situazione, l'accompagno regolarmente nel mio studio. L'autolesionismo negli adolescenti riguarda circa il 15-20% dei giovani, da tutte le categorie sociali. Lungi dall'essere un semplice "appello di aiuto", questo comportamento risponde a meccanismi psicologici complessi che è essenziale comprendere per poter agire efficacemente.
Come psicopraticante specializzato in Terapie Cognitive e Comportamentali, vi propongo di decriptare insieme questo fenomeno inquietante e di scoprire le stratégie terapeutiche che hanno dimostrato la loro efficacia nell'accompagnare questi adolescenti che soffrono.
Comprendere i meccanismi dell'autolesionismo adolescenziale
Le funzioni psicologiche dell'autolesionismo
L'autolesionismo, contrariamente alle idee comuni, generalmente non è un comportamento suicidario. Assolve diverse funzioni psicologiche specifiche:
Regolazione emotiva: Il dolore fisico permette di "cortocircuitare" un dolore emotivo troppo intenso. Il cervello adolescente, ancora immaturo nelle sue capacità di regolazione, trova in questa strategia un sollievo temporaneo ma immediato. Controllo e dominio: Di fronte a situazioni che sfuggono al loro controllo (conflitti familiari, pressione scolastica, difficili relazioni sociali), l'autolesionismo offre agli adolescenti un senso di controllo su almeno una cosa: il loro corpo. Espressione della sofferenza: Alcuni giovani faticano a verbalizzare il loro malessere. I segni diventano allora un linguaggio corporeo, un modo di rendere visibile un dolore interiore.I fattori di rischio identificati
Nella mia pratica clinica, osservo diversi fattori che aumentano la vulnerabilità degli adolescenti:
- Disturbi ansiosi-depressivi: Circa il 70% dei giovani che si autolesionano presentano sintomi depressivi o ansiosi
- Perfezionismo eccessivo: L'incapacità di tollerare l'errore o il fallimento
- Difficoltà relazionali: Isolamento sociale, bullismo, relazioni familiari tese
- Traumi: Abusi, negligenza, o eventi di vita difficili
- Disturbi alimentari: Spesso associati nello stesso profilo di difficoltà di regolazione
I segnali di allarme da non trascurare
Indizi comportamentali ed emotivi
Riconoscere i segnali di pericolo permette di intervenire precocemente. Ecco gli elementi su cui consiglio ai genitori di prestare attenzione:
Cambiamenti comportamentali:- Indossare abbigliamento coprente in permanenza, anche con caldo intenso
- Evitamento di attività che richiedono di spogliarsi (piscina, sport)
- Isolamento sociale progressivo
- Calo dei risultati scolastici
- Disturbi del sonno e dell'appetito
- Irritabilità eccessiva
- Tristezza persistente
- Sentimento di svalutazione
- Difficoltà di concentrazione
- Espressione di sentimenti di culpa intensi
Oggetti e tracce rivelatrici
L'autolesionismo lascia indizi materiali che i genitori possono riconoscere:
- Presenza di oggetti taglienti nascosti
- Macchie di sangue su vestiti o biancheria
- Cicatrici allineate, in particolare su avambracci, cosce o addome
- Bruciature inspiegabili
Punto chiave da ricordare: L'autolesionismo è un sintomo, non un disturbo in sé. Rivela una sofferenza profonda che richiede un trattamento professionale benevolo e specializzato.
Come reagire in quanto genitore: le buone pratiche
Il primo approccio: evitare gli errori comuni
La scoperta dell'autolesionismo in tuo figlio provoca uno shock emotivo intenso. Nel mio studio, accompagno regolarmente genitori disorientati che hanno bisogno di capire come reagire in modo costruttivo.
- I rimproveri e i giudizi ("Come puoi fare una cosa del genere?")
- La minimizzazione ("È solo una fase, passerà")
- La sorveglianza eccessiva che rompe la fiducia
- Gli ultimatum o le minacce
- La colpevolizzazione ("Pensi al dolore che ci stai causando?")
- Esprimere la vostra preoccupazione con benevolenza
- Valorizzare la fiducia se l'adolescente si confida
- Evitare di drammatizzare pur prendendo la situazione sul serio
- Offrire il vostro supporto senza imporre le vostre soluzioni
- Rispettare i suoi tempi pur ponendo un quadro rassicurante
Instaurare un dialogo costruttivo
Il dialogo con un adolescente che si autolesiona richiede un approccio particolare. Ecco le stratégie che consiglio:
Scegliere il momento giusto:- Un momento calmo, senza tensione
- In privato, senza gli altri fratelli
- Quando vi sentite emotivamente disponibili
- Ascolto attivo senza interruzioni
- Domande aperte piuttosto che chiuse
- Validazione delle emozioni espresse
- Evitare i "perché" che possono colpevolizzare
Gli approcci terapeutici efficaci
Le Terapie Cognitive e Comportamentali (TCC)
Nella mia pratica, le TCC si rivelano particolarmente efficaci nel trattare l'autolesionismo adolescenziale. Questo approccio, validato scientificamente, agisce su diversi livelli:
Identificazione dei pensieri disfunzionali: Gli adolescenti imparano a riconoscere i pensieri automatici che precedono l'autolesionismo: "Sono inutile/a"In breve : L'autolesionisme touche 15 à 20% des adolescents de toutes les catégories sociales. Contrairement aux idées reçues, ce comportement ne relève pas d'un simple appel à l'aide mais répond à des mécanismes psychologiques complexes : régulation d'émotions trop intenses, besoin de contrôle face à des situations qui échappent à l'adolescent, ou expression d'une souffrance difficile à verbaliser. Les facteurs de risque incluent les troubles dépressifs et anxieux, le perfectionnisme excessif et les difficultés relationnelles. Face à cette découverte, les parents doivent éviter les remontrances et la minimisation pour privilégier l'écoute bienveillante et un dialogue constructif. Les thérapies cognitives et comportementales se révèlent particulièrement efficaces pour aider ces jeunes à identifier leurs pensées disfunctionnelles et développer des stratégies alternatives de gestion émotionnelle.

A propos de l'auteur
Gildas Garrec · Psychopraticien TCC
Psychopraticien certifie en therapies cognitivo-comportementales (TCC), auteur de 16 ouvrages sur la psychologie appliquee et les relations. Plus de 1000 articles cliniques publies sur Psychologie et Serenite.
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