Perché vi stressate al rientro (e come smettere)
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Perché il rientro genera tanta ansia
Un fenomeno massivo e sottovalutato
Quando pensiamo all'ansia da rientro, immaginiamo spontaneamente bambini nervosi davanti ai cancelli della scuola. Ma la realtà è completamente diversa. Secondo un sondaggio OpinionWay del 2023, circa il 60% dei francesi dichiara di provare stress all'avvicinarsi del rientro di settembre. Questa cifra riguarda sia i genitori che i lavoratori senza figli.
In quanto psicoterapeuta, constato ogni anno un netto aumento delle richieste di consulenza tra la metà di agosto e la fine di settembre. I motivi sono vari, ma condividono un denominatore comune: la difficoltà di passare dalla modalità "vacanze" alla modalità "obblighi".
I meccanismi psicologici in gioco
L'ansia da rientro non è un capriccio. Si basa su meccanismi psicologici ben identificati:
Il contrasto brutale tra due stati. Durante le vacanze, il vostro sistema nervoso si è gradualmente adattato a un ritmo più lento: meno pressione, più sonno, più piacere. Il rientro impone un ritorno repentino a uno stato di vigilanza elevata. Questo cambio di ritmo è uno stressor fisiologico reale. L'anticipazione ansiosa. Il cervello ansioso tende a proiettare scenari negativi sul futuro. "E se non riuscissi più a stare al passo?", "E se l'atmosfera al lavoro fosse cambiata?", "E se non ce la facessi quest'anno?". Questi pensieri anticipatori creano una tensione che può manifestarsi giorni o addirittura settimane prima della ripresa effettiva. Il sovraccarico cognitivo. Settembre accumula compiti: riprendere il lavoro, organizzare il rientro dei figli, gestire le iscrizioni, rilanciar i progetti rimasti sospesi. Questo accumulo satura le capacità di elaborazione del cervello e genera la sensazione di essere sopraffatti. Il confronto sociale. I social media amplificano l'impressione che tutti se la cavino meglio di voi. I post del rientro perfetto — bambini sorridenti, ufficio ordinato, to-do list spuntata — alimentano il dubbio sulle vostre capacità.Il rientro visto dalla TCC: pensieri, emozioni, comportamenti
La terapia cognitivo-comportamentale offre un quadro di analisi particolarmente pertinente per comprendere l'ansia da rientro. In TCC, si considera che non sono gli eventi stessi a generare le nostre emozioni, ma l'interpretazione che ne facciamo.
Il modello ABC applicato al rientro
- A (Activating event) — L'evento scatenante: la data del rientro si avvicina.
- B (Belief) — La credenza/pensiero: "Non ce la farò, è troppo."
- C (Consequence) — L'emozione e il comportamento: ansia, insonnia, procrastinazione.
I pensieri automatici tipici del rientro
Ecco i pensieri che ritrovo più spesso nelle persone che accompagno in questo periodo:
- "Non sono pronto/a, mi servirebbe ancora una settimana di vacanze."
- "Sembra che tutti se la cavino tranne me."
- "Sarà un inferno in ufficio, ci sono tante cose rimaste in sospeso."
- "Ricadrò nella stessa routine deprimente."
- "E se le vacanze mi avessero fatto perdere le mie competenze?"
7 stratégie TCC per affrontare il rientro serenamente
1. Identificate i vostri pensieri ansiosi e prendetene distanza
Il primo passo consiste nel riconoscere i pensieri automatici che alimentano la vostra ansia. Prendete un quaderno e, per tre giorni prima del rientro, annotate ogni pensiero negativo che vi attraversa la mente riguardante la ripresa.
Successivamente, per ogni pensiero, ponetevi queste domande:
- È un fatto o un'interpretazione? ("Non ce la farò" è una previsione, non un fatto.)
- Qual è la probabilità reale che questo scenario si verifichi? (Spesso inferiore a quello che pensiamo.)
- Ho già vissuto rientri che temevo e che si sono poi rivelati positivi? (La risposta è quasi sempre sì.)
2. Create una fase di decompressione prima della ripresa
L'errore più frequente è passare direttamente dalle vacanze alla ripresa, senza transizione. Prevedete idealmente due o tre giorni di "transizione":
- Riprendete progressivamente un ritmo di sonno compatibile con il vostro orario di lavoro (posticipate la sveglia di 15 minuti al giorno).
- Fate una lista dei compiti prioritari della prima settimana — ma limitatela a tre elementi al massimo.
- Preparate il vostro ambiente: vestiti, borsa, pasti. Questi gesti concreti riducono l'incertezza e, di conseguenza, l'ansia.
3. Utilizzate la tecnica dell'esposizione graduata
In TCC, l'esposizione graduata consiste nell'affrontare progressivamente ciò che ci fa paura piuttosto che evitarlo. Applicata al rientro, può assomigliare a:
- 5 giorni prima: rileggere brevemente un'email professionale (5 minuti, non di più).
- 3 giorni prima: fare una chiamata a un collega per avere notizie.
- 1 giorno prima: recarsi sul proprio luogo di lavoro per un caffè veloce se possibile.
- Giorno 1: arrivare con un piano
In breve : Il rientro di settembre genera stress intenso nel 60% dei francesi, non solo negli scolari. Questo fenomeno si radica in meccanismi psicologici identificati: il contrasto brutale tra il ritmo lento delle vacanze e lo stato di vigilanza richiesto, l'anticipazione ansiosa che proietta scenari negativi, il sovraccarico cognitivo derivante dall'accumulo di compiti e il confronto sociale amplificato dai social media. La terapia cognitivo-comportamentale offre un quadro interpretativo efficace: non sono gli eventi a generare ansia, bensì i pensieri automatici che li accompagnano. Modificando il dialogo interno e adottando stratégie concrete — identificazione dei pensieri ansiosi, creazione di fasi di decompressione, esposizione graduata ai compiti — è possibile ridurre significativamente lo stress e affrontare il rientro con maggiore serenità.

A propos de l'auteur
Gildas Garrec · Psychopraticien TCC
Psychopraticien certifie en therapies cognitivo-comportementales (TCC), auteur de 16 ouvrages sur la psychologie appliquee et les relations. Plus de 1000 articles cliniques publies sur Psychologie et Serenite.
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